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Non metteteci alle strette, (non) sono solo canzonette

Inserito il: 06/02/2015 - 
Scritto da Francesco Bevilacqua

Nella società dell'apparire nulla è più destabilizzante di chi si rifiuta di conformarsi a canoni prestabiliti, guastando così la festa a chi vuole costruire un mondo manicheo, che non ammette nulla fuori posto, come la casa perfetta di una casalinga ossessionata dall'ordine. La questione si complica ulteriormente quando tale ordine è dettato da ideologie anacronistiche, contrapposizioni che affondano le loro radici in un passato vicino o lontano, ma pur sempre passato, che si trova fuori posto in un mondo con esigenze mutate e nuove sfide da affrontare. Personalmente ho sempre ammirato i pensatori liberi, coloro che avevano o hanno – mi piace pensare che ce ne sia ancora qualcuno in circolazione – la forza d'animo e la caratura per seguire la propria strada, senza cadere nel tranello dell'incasellamento nell'una o nell'altra corrente di pensiero. È una strada a volte tortuosa e difficile da seguire, poiché non è provvista di cartelli né di indicazioni e l'unico segnale che aiuta a non perdersi sono le proprie convinzioni e i valori in cui si crede. E spesso, aggiungo, non guasta quel briciolo di umiltà che consente di rivedere le proprie posizioni, con la mente libera da preconcetti.

Libertà, coraggio, senso dell'onore, spiritualità, rapporto col divino. Questi sono alcuni dei temi che ricorrono nelle canzoni degli Antica Tradizione. Senza malizia, senza secondi fini. Perché la vera arte sta anche nel scegliere un messaggio da comunicare, renderlo accattivante attraverso note e parole affascinanti e diffonderlo. Il nome dice tutto: Antica Tradizione, un retaggio da recuperare, ri-attualizzare, rinnovare. La bellezza di un verde paesaggio irlandese, il misticismo di antichi riti pagani, il grido di dolore dei popoli oppressi, la dolcezza delle favole attorno al fuoco. Non c'è alcuna voglia di fare proselitismo in tutto ciò e la politica urlata, falsa e deviata dei nostri tempi è lontana anni luce.


Nessuno vuole rinnegare un vissuto o un'esperienza di vita che lo hanno portato ad abbracciare determinati ambienti – ed è accaduto ad alcuni membri attuali o passati del gruppo –, ma la società, la storia e il modo che ciascuno di noi ha di calarsi in esse, sono elementi in continua evoluzione. Ciò che resta sono le idee e i valori a cui ci si ispira, a disposizione di chiunque abbia voglia di recepirli. In tempi non sospetti, Edoardo Bennato prendeva le distanze da strumentalizzazioni improprie delle sue "canzonette". Qua non si tratta di canzonette, ma di pezzi curati che trattano argomenti profondi, parole scelte con attenzione per arrivare al cuore degli ascoltatori. Ma allo stesso modo c'è il netto rifiuto di una manipolazione che conduce inevitabilmente a un conflitto. Si tratta di violenza vera e propria e a esserne vittima sono le idee, che spesso vanno prese per quello che sono, senza doverle per forza collocare in un contesto ideologico o dottrinale che finisce per stuprarle e, inevitabilmente, travisarle. E questo è un messaggio diretto a entrambe le sponde del fiume.


E allora, come non citare lo sfogo di un illustre precursore e conterraneo, che quasi quarant'anni fa ebbe a che fare con gli stessi "etichettatori" fino a che, traboccato il vaso, non decise di scrivere una canzone che in maniera un po' seria e un po' grottesca, rispondesse a chi aveva esagerato: «Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossia, però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia». Le rivoluzioni in realtà con le canzoni si possono anche fare, perché la musica ha l'immenso potere di smuovere gli animi, esaltare, estasiare, commuovere e incitare. E proprio per questo motivo va usata con attenzione e preservata dalle strumentalizzazioni. Guccini riuscì nel suo intento e diventò addirittura grande amico di quel Bertoncelli che, come denunciato ne "L'Avvelenata", si ostinava a «sparare cazzate». Chissà che un giorno molti altri non seguano il suo esempio, prendendo una canzone per quello che è – un inno, uno sfogo, una rivendicazione, un divertimento, un ricordo –, traendone l'essenza, condividendola o meno, ma sempre lasciandola volare libera come un falco, senza imprigionarla in una gabbia dove, ridotta in schiavitù, non possa neanche più spiegare le sue ali.

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